Esperimento di Philadelphia 1943

>>>Esperimento di Philadelphia<<<

L’Esperimento di Philadelphia è un presunto test condotto nel corso del Progetto Arcobaleno dalla United States Navy che sarebbe avvenuto il 28 ottobre del 1943 sotto la guida di un certo Franklin Reno (a volte indicato anche come “Dott. Rinehart”) al quale avrebbero partecipato anche scienziati rinomati quali Albert Einstein. Secondo alcuni testimoni alle ore 17:15 il cacciatorpediniere USS Eldridge (DE-173) ormeggiato nei pressi del molo di Philadelphia sarebbe svanito nel nulla per diversi istanti, ricomparendo dopo pochi minuti a Norfolk in Virginia per poi rimaterializzarsi nuovamente presso lo stesso molo di Philadelphia. Nonostante vi fossero stati diversi testimoni che nel corso degli anni affermarono di aver osservato tale inspiegabile evento la storia è ampiamente ritenuta una bufala[1][2][3] e parte di diverse teorie del complotto.

Il Progetto Arcobaleno

Nel corso dei decenni furono sviluppate diverse teorie su quale fosse lo scopo del Progetto Arcobaleno, anche se molte di queste sembrano, da un punto di vista scientifico, poco probabili o persino irrealistiche. Pertanto secondo alcuni il Progetto Arcobaleno avrebbe avuto lo scopo di rendere invisibili le navi tramite la generazione di un campo magnetico di notevole intensità intorno alla nave stessa. Secondo tale tesi, installando nello scafo cavi elettrici lungo tutto il perimetro si sarebbe creato un campo magnetico funzionante in maniera simile al processo di degauss. L’esperimento si sarebbe basato sulla non comprovata teoria del campo unificato di Albert Einstein, che presuppone una relazione reciproca tra le forze di radiazione elettromagnetica e quelle della gravità, sfruttando per la generazione del campo magnetico delle bobine di Tesla. Sempre secondo i sostenitori di tale tesi l’invisibilità sarebbe dovuta al campo magnetico, che avrebbe curvato la luce riflessa dall’oggetto, facendola passare oltre lo stesso.

Secondo altri invece lo scopo di questo progetto era la misurazione di distorsioni magnetiche e gravitazionali, anche se dando credito a tale ipotesi, anche esse scientificamente infondate, rimarrebbe oscuro il fine di tale progetto. Infine un’ ulteriore ipotesi che non ha nessun riscontro scientifico, ma che in passato è stata ampiamente divulgata, è quella secondo la quale il Progetto Arcobaleno sarebbe stato un programma di ricerca per mettere a punto una tecnologia con la quale teletrasportare oggetti a grandi distanze.

Nonostante le innumerevoli ipotesi che sono stata avanzate, la spiegazione più accreditata oggigiorno e che trova anche riscontri da un punto di vista scientifico, è che il Progetto Arcobaleno fosse un progetto di ricerca il cui scopo era quello di smagnetizzare, tramite l’uso di un campo magnetico, lo scafo delle imbarcazioni per ridurre il rischio nei confronti delle mine magnetiche. Questo spiegherebbe inoltre perché alcuni testimoni avrebbero affermato di aver visto delle enormi bobine a bordo di imbarcazioni ormeggiate in porto.

Il presunto esperimento

Secondo i sostenitori delle teoria che vorrebbe che l’Eldrige fosse stata coinvolta in un esperimento di teletrasporto, l’imbarcazione ormeggiata nel porto di Philadelphia sarebbe svanita nel nulla dopo aver emesso un lampo di colore azzurro, materializzandosi misteriosamente in Virginia per poi riapparire dopo qualche minuto nuovamente nel molo di Philadelphia. Inoltre, sempre secondo i sostenitori di tale tesi, in accordo con delle testimonianze da loro raccolte, al termine dell’esperimento alcuni marinai scomparvero, mentre cinque furono ritrovati fusi con il metallo della struttura della nave.[4] Nonostante l’insistenza con la quale alcuni sostennero tale tesi, a tutt’oggi non è stato possibile trovare alcun documento che confermi l’evento e tantomeno è stato possibile rintracciare i presunti testimoni. Inoltre, sempre secondo coloro che sostengono l’ipotesi del teletrasporto, nel corso dell’esperimento sarebbero state anche teletrasportate ben 1900 tonnellate di acqua per colmare il vuoto lasciato dalla nave, con il risultato di creare una onda di una certa rilevanza. Ma anche di quest’ultima non esistono documentazioni attendibili.

La nascita della leggenda

Carlos Miguel Allende/Allen

Nel 1955, Morris K. Jessup, un astronomo dilettante, avanzò un’ipotesi sull’uso delle forze elettromagnetiche nella propulsione spaziale dei dischi volanti che egli stesso dichiarò aver osservato. Egli criticava pubblicamente l’uso dei razzi come propulsori per la conquista dello spazio, poiché il loro sviluppo avrebbe distolto risorse da altri campi di ricerca secondo lui più promettenti. Nello stesso anno, Jessup affermò di aver ricevuto tre lettere firmate da un certo Carlos Miguel Allende, nelle quali l’autore avrebbe citato l’esperimento di Philadelphia, riferendosi ad una serie di articoli giornalistici che ne parlavano senza però riportare alcuna fonte o elemento verificabile.

Secondo quanto riferito da Jessup, Allende avrebbe raccontato nelle lettere di essere stato testimone oculare dell’esperimento mentre si trovava su una nave nelle vicinanze, la SS Andrew Furuseth. Inoltre Jessup riferì che Allende sarebbe stato a conoscenza della scomparsa e del destino di alcuni membri dell’equipaggio della Eldrige. Sempre da quanto fu riferito da Jessup riguardo alla corrispondenza che aveva ricevuto all’epoca da Allende, a una richiesta di approfondimento da parte sua, Allende avrebbe risposto solo dopo mesi identificandosi questa volta col nome di Carl M. Allen, dichiarando di non poter fornire ulteriori prove, ma che le stesse sarebbero emerse tramite ipnosi di altre persone coinvolte se si fosse cercato a fondo. A questo punto ritenendo di non poter procedere nella sua indagine Jessup riferì di aver deciso di interrompere questa corrispondenza.

Contattato dall’Office of Naval Research

Nonostante apparentemente la questione dell’Esperimento di Philadelphia fosse stata nel frattempo accantonata anche da parte di Jessup, nella primavera del 1957 egli riferì di essere stato contattato dall’Office of Naval Research di Washington D.C..[5] Secondo quanto da lui affermato, l’ente aveva ricevuto una copia del suo libro: The Case for the UFO (1955), con numerose annotazioni da parte di tre persone che trattavano di due tipi di creature che avrebbero vissuto nello spazio.[6] Tra queste vi sarebbero state anche annotazioni che alludevano all’esperimento di Philadelphia, come se chi scrivesse ne fosse a conoscenza. Tali affermazioni da parte di Jessup riportarono all’attenzione dell’opinione pubblica l’argomento dell’esperimento Philadelphia, facendo circolare diverse ipotesi alcune delle quali ipotizzavano persino che gli autori di queste annotazioni potessero essere stati degli extraterrestri.

Ad un confronto calligrafico, sembrò comunque che uno degli autori delle note risultasse essere senza dubbio Allende/Allen, e molto probabilmente anche le altre forse erano scritte dalla stessa persona, ma con penne diverse. L’indirizzo del mittente corrispondeva ad una fattoria abbandonata.

In seguito venne pubblicata un’edizione limitata del libro di Jessup col testo annotato, e questi tentò di continuare a scrivere su altri misteri con poco successo.

La morte di Morris K. Jessup

Jessup fu trovato morto nel 1959 nella sua macchina. La sera prima aveva organizzato un appuntamento, al quale in mattinata non arrivò mai. Nell’incontro si proponeva appunto di divulgare ulteriori prove e retroscena che aveva trovato del suddetto esperimento. Nonostante non siano mai state accertate con certezza le cause della morte, si pensa ad un suicidio dovuto al crollo di notorietà, mentre per i sostenitori della teoria del complotto Jessup fu assassinato per metterlo a tacere.[7]

Pubblicazioni e diffusione

Nel 1965, Vincent Gaddis pubblicò Invisible Horizons: True Mysteries of the Sea, dove citava alcune parti del testo annotato di Jessup. Attorno al 1977 l’intera faccenda venne quasi dimenticata, fu però ripresa in seguito da Charles Berlitz, che la incluse nel suo Without a Trace: New Information from the Triangle, il libro che creò il mito del triangolo delle Bermude.

Il testo di Berlitz conteneva per molti numerose imprecisioni, manipolazioni volontarie di dati e divagazioni per dare un aspetto scientifico alla pubblicazione, e il recupero dell’Esperimento di Philadelphia sarebbe stato tra questi. L’esperimento viene infatti incluso tra i misteri del Triangolo, nonostante Philadelphia si trovi a centinaia di chilometri da questo e non abbia nulla a che fare con le Bermude. Il libro di Berlitz ebbe molto successo, nella moda della letteratura di misteri. Nel 1978 George E. Simpson e Neal R. Burger pubblicarono Thin Air, un romanzo basato vagamente sulla vicenda dell’esperiento di Philadelphia.

Berlitz, cavalcando il successo del libro del 1977, nel 1979 pubblicò insieme a William L. Moore The Philadelphia Experiment: Project Invisibility, che riprendeva alcuni spunti narrativi da Thin Air, raccontandoli come fatti reali o trascrizioni di interviste. Berlitz si ispirò talmente tanto al romanzo da essere accusato di plagio. Dal libro di Berlitz, ma soprattutto da Thin Air, furono tratti i due film di fantascienza: The Philadelphia Experiment del (1984), e il seguito Philadelphia Experiment II del (1993).

Le ricerche

Nonostante diverse persone abbiano successivamente condotto delle ricerche, non furono mai pubblicate ricerche con fonti verificabili sulla vicenda. Tutti i racconti sono rimaneggiamenti delle pubblicazioni precedenti, che avrebbero avuto origine da trafiletti comparsi su giornali d’epoca, a loro volta privi di documentazione.

I romanzi

L’opera maggiore sul tema, quella di Berlitz, sembrerebbe ispirata a un romanzo di fantascienza, da cui trarrebbe la maggior parte degli elementi significativi. Nel 1980 Robert Goerman scrisse un articolo per la rivista Fate Magazine identificando Allende/Allen come Carl Meredith Allen, uno studioso di New Kensington, Pennsylvania, brillante ma sofferente di un grave disturbo mentale che lo portava a costruirsi un proprio mondo di fatti inventati, in uno stato simile a quello allucinatorio.

La scienza

L’apparato teorico citato nell’esperimento sarebbe pura pseudoscienza, e avrebbe solo vaghi collegamenti con la teoria dei campi unificati einsteiniana, o con gli studi di Nikola Tesla. Solo nell’ottobre del 2006 alla Duke University si sarebbe riusciti ad ottenere un effetto simile a quello presupposto dall’esperimento, su scala molto ridotta e solo per quanto riguarda alcuni tipi di microonde elettromagnetiche.

Einstein lavorò per la Marina negli anni quaranta, ma solo riguardo ad alcuni progetti relativi a ricerche teoriche sulle esplosioni.

Unico sopravvissuto?

Nel 1990, durante una conferenza, Alfred Bielek confermò l’avvenimento dell’esperimento dichiarando di avervi partecipato, e di esserne uno dei pochi sopravvissuti. La sua storia ha dell’incredibile, visto che afferma di essersi trovato catapultato nel futuro, poi fatto tornare indietro nel passato esattamente come nell’omonimo film, per tentare di spegnere l’apparecchiatura a bordo della nave.

Ad una verifica da parte di fan e appassionati, emerse rapidamente che Bielek non si trovava nemmeno nelle vicinanze di Philadelphia, che aveva cambiato la propria versione dei fatti decine di volte, che i fatti riportati non coincidevano con altri dati verificabili e che aveva già in passato prodotto documentazione falsa per supportare i propri discorsi. Ciononostante, Bielek ottenne una discreta esposizione mediatica per quasi un decennio, intraprendendo una redditizia attività di conferenziere. E in molti sono coloro che gli credono.

Dalle accuse, si difende obiettando che ha dovuto recuperare la memoria a causa del lavaggio del cervello a cui fu sottoposto, che fu appunto il film a fargli tornare alla luce quei ricordi che proprio per questo sono così confusi.

L’equipaggio della Eldridge e la SS Andrew Furuseth

Nel 1999, durante un incontro tra veterani, l’equipaggio della Eldridge venne intervistato dal giornale Philadelphia Inquirer. La nave, varata il 27 agosto 1943, era rimasta in porto a New York fino a metà settembre, e nell’ottobre dello stesso anno era partita per il suo viaggio inaugurale alle Bahamas rientrando a Long Island il 18 ottobre. Secondo i dati del giornale di bordo del 1943 [8] la Eldridge non è mai stata a Philadelphia. La nave inoltre, è documentata in servizio regolare sino al 1951 per la US Navy, ed in seguito risulta venduta alla marina greca per cui ha operato fino al 1977; in nessun momento della sua vita la nave avrebbe sofferto di sparizioni di componenti dell’equipaggio.

Sempre secondo i diari di bordo, la SS Andrew Furuseth, la nave da cui Allen avrebbe osservato l’esperimento, si trovava in crociera nel Mar Mediterraneo fino al gennaio dell’anno seguente.

ovviamente…to be continued!!!

NOTA D’AUTORE: IL CONTENUTO DI QUESTO ARTICOLO DERIVA DA “WIKIPEDIA – L’ENCICLOPEDIA LIBERA” ED E’ STATO QUI RACCOLTO ED ELABORATO A SCOPO CULTURALE E DIVULGATIVO SUGLI ARGOMENTI TRATTATI SENZA SCOPO DI LUCRO.

The Philadelphia Experiment

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