Dimensione parallela

>>>Dimensione parallela<<<

Una dimensione parallela o universo parallelo (anche realtà parallela, universo alternativo, dimensione alternativa o realtà alternativa) è un ipotetico universo separato e distinto dal nostro ma coesistente con esso; nel senso scientifico del termine, nella stragrande maggioranza dei casi immaginati è identificabile con un altro continuum spazio-temporale. L’insieme di tutti gli universi paralleli è detto multiverso. Alcune teorie cosmologiche e fisiche dichiarano l’esistenza di universi multipli, forse infiniti, in alcuni casi interagenti, in altri no. Un indagatore di questo tema fu Auguste Blanqui, che nel 1872 indagò gli aspetti teorici e filosofici di un universo a infinite dimensioni nell’opera L’Eternité par les astres. Opera anomala nella produzione di Blanqui, essa anticipa elementi che si ritrovano anche in Jorge Luis Borges.

Così come il viaggio nel tempo, il passaggio in una o più dimensioni parallele è un tema classico della fantascienza. Una realtà parallela, nell’ambito del fantastico, è chiaramente un espediente che lascia infinite possibilità, poiché se nella nostra realtà certe cose si sono evolute in altre, in quella parallela potrebbe non essere successo così. L’invenzione di trame basate su una linea storica alternativa ha dato origine al genere distinto dell’ucronia; in tale filone non è generalmente contemplata la compresenza di più dimensioni. A volte il tema della dimensione parallela si lega a quello del viaggio nel tempo, a causa dei paradossi che quest’ultimo può generare.

Una delle teorie sugli universi paralleli più citate dai fisici moderni è l’interpretazione dei “molti mondi” della meccanica quantistica, proposta da Hugh Everett III nel 1956. Uno dei maggiori sostenitori della teoria è il fisico David Deutsch, dell’Università di Oxford.

Narrativa

Opere cinematografiche

Serie televisive

  • I viaggiatori (Sliders): i protagonisti viaggiano attraverso dei wormhole tra universi differenti.
  • Star Trek: in alcuni episodi della serie classica di Star Trek, di Deep Space Nine e di Enterprise, i protagonisti si ritrovano in un universo parallelo distopico, il cosiddetto universo dello specchio, in cui non esiste la Federazione dei Pianeti Uniti, incontrando i propri alter ego malvagi.
  • Stargate SG-1: in alcuni episodi della serie i membri dell’SG-1 vengono catapultati in universi paralleli tramite uno specchio chiamato specchio quantico.
  • Oltre i limiti (The Outer Limits), alcuni episodi della serie. L’accesso a queste dimensioni varia da episodio a episodio.
  • Spellbinder (Spellbinder), è una serie divisa in due stagioni, dove vengono scoperti mondi paralleli.
  • Doctor Who, nell’episodio doppio della seconda serie “L’ascesa dei Cyber-uomini”, il Dottore e Rose vengono catapultati casualmente in un mondo parallelo, dove esistono i Cyber-Uomini. Nell’episodio 11 della quarta stagione, invece, a Donna Noble viene mostrato da una veggente del futuro, un mondo parallelo, dove Donna non ha mai conosciuto il Dottore, e tutte le catastrofi,che nel mondo originale di Donna ha evitato grazie all’intervento del Dottore, mandano in rovina la terra, tra cui la scomparsa delle stelle in cielo, la morte del Dottore, la morte di Martha Jones e Sarah-Jane Smith.
  • Fringe,serie tv americana nella quale esisterebbe un mondo parallelo che, in apparenza, sarebbe in conflitto con il nostro; vi si può accedere attraverso alcuni portali che possono essere aperti con un particolare macchinario; nella puntata conclusiva della 1ª stagione, la protagonista viene portata in questo mondo parallelo, e la scena si conclude con lei che guarda New York dall’alto delle Twin Towers intatte.
  • Primeval, serie TV britannica in cui è presente un mondo parallelo abitato da creature preistoriche.
  • Flashforward serie tv statunitense in cui il dott. Lloyd Simcoe spiega alla dott.ssa Olivia Benford che secondo la teoria delle dimensioni parallele di Everett, due loro alter ego probabilmente si saranno incontrati al momento giusto per stare insieme.
  • The O.C., nella quarta stagione, in una puntata chiamata appunto “Realtà parallela”, Ryan e Taylor cadendo da una scala finiranno in coma e si ritroveranno catapultati in una realtà parallela dove nessuno li conosce; per tornare indietro dovranno rimettere in ordine la situazione in questa realtà dove tutto è sfasato.

NOTA D’AUTORE: IL CONTENUTO DI QUESTO ARTICOLO DERIVA DA “WIKIPEDIA – L’ENCICLOPEDIA LIBERA” ED E’ STATO QUI RACCOLTO ED ELABORATO A SCOPO CULTURALE E DIVULGATIVO SUGLI ARGOMENTI TRATTATI SENZA SCOPO DI LUCRO.

SLIDERS – I VIAGGIATORI (anni 90)


Strade Perdute – L’incontro con l’Uomo Misterioso

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Triangolo delle Bermuda

>>>Triangolo delle Bermuda<<<

Il triangolo delle Bermude o delle Bermuda[1], è una zona di mare di forma per l’appunto triangolare, i cui vertici sono:

– vertice nord – il punto più meridionale della costa dell’arcipelago delle Bermude;
– vertice sud – il punto più occidentale dell’isola di Porto Rico;
– vertice ovest – il punto più a sud della penisola della Florida.

In relazione a questa vasta zona di mare, di circa 1.100.000 km2, la cultura popolare ha fatto sì che nascesse la convinzione che si fossero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di sparizioni di navi e aeromobili, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”.

Il triangolo ha vissuto particolare popolarità nei media soprattutto a partire dal libro bestseller Bermuda, il triangolo maledetto (The Bermuda Triangle) del 1974 di Charles Berlitz, secondo il quale nella zona avverrebbero misteriosi fenomeni che sono stati accostati al paranormale e agli UFO.

Nonostante la reputazione “maledetta”, derivante soprattutto da opere di divulgazione misteriologica come quelle di Berlitz, il numero di incidenti nel Triangolo non è affatto superiore a quello di una qualsiasi altra regione ad alta densità di traffico aeronavale:[2] come confermato dalla Guardia costiera degli Stati Uniti, l’incidentalità è nella norma per la quantità di traffico e molti degli incidenti avvenuti sono derivati da normali cause fisiche e meccaniche

Storia del “mito” delle sparizioni

Le prime notizie di sparizioni inusuali nel triangolo delle Bermuda risalgono al 1950 ad opera di Edward Van Winkle Jones in un articolo del 16 settembre per Associated Press.[4] Due anni dopo il magazine Fate pubblicò “Sea Mystery At Our Back Door”[5], breve articolo di George X. Sand che riportava la presunta sparizione di molti aerei e navi inclusa la sparizione del Volo 19 e di un gruppo di cinque navi della U.S. Navy. Questo articolo segna l’inizio del mito del triangolo delle Bermuda per come è conosciuto oggi.[6] Tale articolo inoltre fu il primo a ipotizzare una ipotesi soprannaturale per le presunte sparizioni. Un ulteriore articolo fu pubblicato nel 1964 da Vincent Gaddis che l’anno seguente pubblicò anche un libro intitolato Invisible Horizons dove approfondiva i temi trattati nell’articolo.[7]

Negli anni seguenti altri lavori furono pubblicati sul presunto mistero: John Wallace Spencer (Limbo of the Lost, 1969, repr. 1973);[8] Charles Berlitz (The Bermuda Triangle, 1974);[9] Richard Winer (The Devil’s Triangle, 1974),[10] e molti altri, tutti per lo più facenti leva su presunti fenomeni soprannaturali.[11]

Le ricerche di Kusche

Lawrence David Kusche autore del libro The Bermuda Triangle Mystery: Solved del 1975 mise in luce gravi imprecisioni e alterazioni nell’opera di Berlitz: spesso il resoconto non coincideva con i racconti di testimoni o di persone coinvolte negli incidenti e sopravvissuti. In molti casi informazioni importanti erano omesse (come ad esempio nella scomparsa di Donald Crowhurst, riportata come mistero nonostante già allora fosse chiaro che Crowhurst aveva inventato i racconti delle sue imprese ed aveva commesso suicidio). Oppure come nel caso del cargo che lo scrittore Charles Berlitz nei suoi libri colloca come disperso nei pressi di un porto nell’Atlantico, quando in realtà era andato perso nei pressi di un porto dallo stesso nome ma nel Pacifico). Inoltre, Kusche[2] dimostrò, tramite documentazione, come numerosi incidenti indicati come “vittime del triangolo” si erano in realtà verificati a moltissima distanza e fossero stati inclusi in malafede.

La ricerca di Kusche portò ad alcune conclusioni:

  • Il numero di navi disperse è paragonabile, percentualmente, a quello di ogni altra zona dell’oceano.
  • In una zona di tempeste tropicali, molte delle scomparse sono facilmente spiegabili, oltre che per nulla misteriose.
  • Il numero di perdite è stato enormemente esagerato da una ricerca falsata.
  • Le circostanze delle scomparse sono state riportate in modo falsato da Berlitz: il caso più comune riguarda navi che sono date per disperse con mare calmo e assenza di vento, quando in realtà le registrazione dell’epoca mostrano tempeste o peggio.
  • “La leggenda del Triangolo delle Bermuda è un mistero fatto ad arte… mantenuto in vita da scrittori che volontariamente o meno fanno uso di dati errati, argomentazioni falsate, ragionamenti svianti e sensazionalismo”[2] .

Nonostante la fama dell’area, le statistiche dei Lloyd’s di Londra affermano con certezza che il “triangolo” non è né più né meno pericolosa di ogni altra zona dell’oceano, valutando il numero di incidenti e perdite per la quantità di traffico sostenuto: l’area è una delle vie commerciali più affollate al mondo e le percentuali di sparizione sono insignificanti se esaminate nel complesso[12].

I dati disponibili presso la United States Coast Guard confermano tali conclusioni: il numero di sparizioni e incidenti è insignificante se paragonato al traffico nell’area.[2]

Le speculazioni pseudoscientifiche

Dando per certe le sparizioni narrate nei libri e nei giornali, vari autori legati all’ufologia hanno avanzato l’ipotesi che le sparizioni misteriose di aerei e navi nel Triangolo delle Bermude siano da imputare agli extraterrestri. Secondo gli ufologi, gli extraterrestri considerano come loro territorio di volo l’area del triangolo delle Bermude, essendo area da loro frequentata da secoli (è ciò che disse George Adamski, il più famoso dei contattisti[13]) e non tollerano la presenza di nessuno.

Altri autori hanno parlato di inusuali anomalie magnetiche,[14] che tuttavia non sono state provate.

Lista delle scomparse

Questa lista individua le principali presunte scomparse di aerei e navi avvenute nell’area del triangolo delle Bermude o nelle sue vicinanze, secondo Charles Berlitz e altri autori.

Aerei

Navi

Bibliografia

  • Charles Berlitz, Bermuda, il Triangolo maledetto, Sperling & Kupfer. ISBN 88-7824-930-0.
  • Larry Kusche L, The Bermuda Triangle Mystery Solved, Warner Books, 1975.
  • Massimo Polidoro, I grandi misteri della storia, Casale Monferrato, Piemme, 2002, pp.23-37.
  • Massimo Polidoro, Il triangolo delle Bermuda, in: Misteri (Eco, 1996), pp. 15-34.
  • Giancarlo Menconi. Un Toscanaccio al Triangolo delle Bermude (PDF). URL consultato il 14-09-2009.
  • Sabina Marchesi, Il Triangolo delle Bermuda : una leggenda costruita ad arte?, in “Scienza & Paranormale”, n. 73, maggio – giugno 2007, pp. 26-46.

Filmografia

Sulla scia della popolarità del libro di Berlitz del 1974, il “Triangolo maledetto” ispirò nella seconda metà degli anni settanta alcuni film commerciali che mescolano extraterrestri, civiltà scomparse, viaggi nel tempo, horror e avventura, che riscossero un certo successo.[22]

Il Triangolo entra nella cultura popolare italiana nel 1975 circa, citato in uno sceneggiato RAI, interpretato dall’attore Giampiero Albertini, nel ruolo di un americano del Mississippi, reduce presunto di un incontro ravvicinato con visitatori alieni. Il fenomeno conosce il picco di popolarità intorno l’anno 1978. In un numero di Topolino è scena di un’avventura di Paperone.

Il Triangolo è citato nel film sovietico di Andreij Tarkovskij Stalker (1979), facendo breccia in piena Guerra Fredda nella fantasia popolare dei paesi d’Oltrecortina.[23]

NOTA D’AUTORE: IL CONTENUTO DI QUESTO ARTICOLO DERIVA DA “WIKIPEDIA – L’ENCICLOPEDIA LIBERA” ED E’ STATO QUI RACCOLTO ED ELABORATO A SCOPO CULTURALE E DIVULGATIVO SUGLI ARGOMENTI TRATTATI SENZA SCOPO DI LUCRO.

Irlanda, il mio ricordo.

Irlanda, terra scolpita dal vento 

Quando guardo le foto scattate nei miei viaggi,

solo un luogo in particolare accende in me la passione;

ogni volta che ci penso,

una cascata di gioia scende dritta al cuore,

nei ricordi e nelle emozioni,

per quella terra senza tempo,

scolpita dal vento,

dove veramente la realtà supera l’immaginazione.

Se chiudo gli occhi per un istante,

odo ancora la musica delle strade,

vedo la gente, le luci, i colori.

Ancora una volta entro in un locale,

dove ogni momento è festa e allegria,

e comincio a danzare,

coccolato dalle splendide note di quella

dolce melodia, chiamata Irlanda

by Aremarweb, 1999

Sono passati 11 anni dall’ultima volta che vi sono stato, ma il ricordo di quel viaggio nel 1999 è ancora vivissimo in me a punto che scrissi il testo sopra appena tornato in Italia.

Amo tuttora ricordare Dublino come una città giovane e accogliente così come l’ho vissuta io, coi i suoi pub, i suoi negozi, la sua gente. 

Ero partito con amici italiani per cui, inzialmente, vivevo la città da turista.

Poi ebbi la fortuna di conoscere degli irlandesi e feci il salto di qualità con la loro amicizia e frequentazione, per cui abbandonai la fredda veste del turista e penetrai all’interno dell’atmosfera irlandese respirando la stessa loro aria.

Ricordo in particolare il ferragosto del ’99 passato nella campagna irlandese di Arklow nella contea di Wicklow, a sud di Dublino; eravamo partiti da Dublino in 5, tre italiani e due irlandesi, Darren e suo fratello, nostri amici, con il pullman (avevamo perso il treno dopo una folle corsa alla Trainspotting per Dublino per il ritardo…).

Alla fermata del pullman ad Arclow, prendemmo un passaggio in auto e raggiungemmo il cottage nella campagna: lo spettacolo visivo era già unico! Arrivati al cottage trovammo gli altri irlandesi che ci aspettavano – noi tre italiani sembravamo un po’degli alieni.

 

Era già pronta la grigliata e gli irlandesi avevano cominciato a portare fuori dalla casa le sedie (e i divani interni!) in giardino; si mangiò e si bevve per un po’, forse più di un po’…

Al calar della sera, si rientrò in casa e si cominciò a ballare e a suonare;  a me fu data anche una chitarra per aderire alla band.

Di notte, intorno al cottage, il buio era così pesto che, alzando gli occhi al cielo, si poteva vedere, rimandendo a bocca aperta, uno spettacolo maestoso: un’infinità di stelle, così luminose e così grandi che il cielo sembrava così vicino da poterlo toccare con la punta delle dita.

La mattina dopo ripartimmo per Dublino in treno per proseguire la vacanza.

 Fu proprio una bella giornata.

by Aremarweb, 2010